Ciao a tutti. Sono Marta, scrivo racconti erotici. Questi sono diari di donne scritte in prima persona: storie intime che esplorano il desiderio dentro relazioni vere.

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domenica 12 aprile 2026

Misurarmi


 


 

 


Misurarmi

di Marta Ferro


So gia' come andra'.

Me lo dice il corpo, prima ancora che lui parli. Le caviglie nei cinturini di cuoio, i polsi fermati, la lampada che mi scalda le gambe come un esame. So gia' come andra' e sono qui lo stesso. Anzi: sono qui per questo.

Si chiama fiducia, ma non e' la parola giusta. La fiducia la dai a un medico, a un avvocato. Quello che do a lui e' qualcosa di piu' antico. E' la certezza che lui sa dove sono i miei confini meglio di quanto li sappia io. E che oggi li spostera' di un centimetro.

Un solo centimetro.

Ma un centimetro, per me, e' un universo.


Ho chiesto io di essere misurata. L'ho chiesto tre settimane fa, in un messaggio scritto alle due di notte quando non riuscivo a dormire e il desiderio mi teneva sveglia come un rumore basso, continuo, sotto ogni pensiero. Voglio sapere fin dove arrivo. L'ho scritto e poi ho guardato lo schermo per cinque minuti senza mandarlo. Poi l'ho mandato.

Lui ha risposto dopo due giorni. Solo una data.

Oggi.


La donna dietro di me non la vedo ma la sento. E' li' per testimoniare, mi ha detto. Perche' certe cose si fanno davanti a qualcuno - non per spettacolo, ma perche' la vergogna fa parte della misura. Anche quella e' un limite da spostare.

La prima volta che l'ho sentita entrare mi sono irrigidita. Adesso no. Adesso so che i suoi occhi su di me sono parte dell'esercizio. Imparare a essere vista mentre si e' vulnerabili e' la cosa piu' difficile che esista.

Piu' difficile di qualsiasi cosa lui abbia in mano.


Lui non parla. Non ha bisogno di parlare.

Sento il freddo dell'aria quando si avvicina. Il peso dello sguardo prima del peso delle mani. Mi ha insegnato ad aspettare - ad abitare l'attesa invece di fuggirla - e adesso l'attesa e' quasi la parte che preferisco. Quasi.

Penso: so dire di no. Lo so davvero - e questa consapevolezza e' l'unica cosa che mi permette di non dirlo. Il controllo che ho ceduto e' mio, non perso. E' depositato da qualche parte dentro di lui, e lui lo custodisce meglio di quanto farei io.


Poi inizia.

E il pensiero si interrompe.

Perche' quando si e' davvero al limite non c'e' spazio per le parole, neanche quelle interiori. C'e' solo il corpo che impara qualcosa che la mente non sapeva ancora.

Oggi imparero' un centimetro.

Domani sara' mio per sempre

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