Ciao a tutti. Sono Marta, scrivo racconti erotici. Questi sono diari di donne scritte in prima persona: storie intime che esplorano il desiderio dentro relazioni vere.

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domenica 12 aprile 2026

Prima notte di nozze


 

 


 

  

L'abito scivolò giù come scivolano le cose che aspettano da tempo - senza resistenza, con un fruscio di seta che sembrò riempire tutta la stanza. Rimasi in piedi con il reggiseno di pizzo bianco e le mutandine abbinate, i capelli sciolti sulle spalle, i piedi scalzi sul tappeto.

Tutti e due mi guardarono.

Non è una sensazione che si riesce a descrivere bene finché non la si prova. Due paia di occhi su di te, con qualità diverse - quelli di Luigi caldi e familiari, che mi conoscevano ogni centimetro e li amavano tutti, quelli di Filippo nuovi e antichi allo stesso tempo, con quella concentrazione ferma di chi guarda qualcosa che non vuole perdere. Mi sentii bella in un modo che non era vanità. Era qualcosa di più fisico, più animale - la consapevolezza del proprio corpo nello spazio, del proprio peso, della propria pelle.

Fu Filippo a muoversi per primo.

Si tolse la camicia tirandola fuori dai pantaloni e sbottonandola dall'alto verso il basso, senza fretta. Quando la lasciò cadere sulla sedia capii perché quella foto su Facebook non rendeva giustizia. Il petto era largo, le spalle definite con quella muscolatura che non urlava ma non si nascondeva, una linea verticale sottile di peli scuri al centro che scendeva verso la cintura. Lo stomaco era piatto, con i segni dell'addome appena visibili, non costruiti per essere guardati ma lì comunque.

Gli misi le mani sul petto. Sentii il calore della sua pelle, il battito cardiaco più veloce di quanto il suo viso lasciasse vedere.

"Sei cambiato," dissi sottovoce.

"Anche tu," disse lui.

Luigi si avvicinò da dietro. Sentii le sue labbra sulla nuca, poi sul bordo della spalla, poi sul gancio del reggiseno che si apriva sotto le sue dita. Lo lasciò cadere. Le sue mani salirono sui miei fianchi, poi su, a coprire il seno nudo - le palme calde, la pressione familiare, il pollice che sfiorava il capezzolo finché non lo sentii indurirsi sotto il tocco.

Filippo guardava. Gli occhi scesero lentamente dal mio viso al petto, alle mani di Luigi su di me, e in quello sguardo c'era qualcosa di così diretto che sentii un calore salire tra le cosce prima ancora che qualcuno mi avesse toccata lì.

Si avvicinò e mi baciò di nuovo - questa volta senza la cautela del prima. Le sue labbra erano ferme, decise, e la sua lingua trovò la mia con una naturalezza che mi tolse il respiro. Aveva un modo di baciare adulto, consapevole, che sapeva quando spingere e quando fermarsi un secondo per lasciarti arrivare.

Sentivo Luigi alle mie spalle, il suo respiro più corto, le sue mani che scivolavano lungo i fianchi e poi dentro la lingerie, lentamente, con quella conoscenza precisa di dove andare.

Appoggiai la testa sulla spalla di Filippo e lasciai andare un suono che non riuscii a trattenere.

 

Tratto dal libro: Chiedimelo tra nove mesi

 

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