Guardami
Guardami
di Marta Ferro
La prima volta che Marco me lo ha detto, eravamo a letto dopo l'amore.
Non subito dopo - quella fase ancora calda, ansante, dove si e' troppo vicini per parlare davvero. Dopo. Quando lui guardava il soffitto e io guardavo lui, e fuori era notte fonda e il quartiere dormiva.
"Vorrei vederti."
Ho aspettato. Perche' mi stava gia' guardando, quindi sapevo che non era quello che intendeva.
"Con qualcun altro."
Non ho risposto subito. Ho contato i respiri - i miei, i suoi - e ho aspettato di capire cosa sentivo. Paura? No. Offesa? Nemmeno. C'era qualcosa di piu' strano, piu' profondo. Una specie di calore che non sapevo nominare.
"Perche'?" gli ho chiesto.
Lui ha girato la testa verso di me. Aveva un'espressione che non gli avevo mai visto - non imbarazzo, non vergogna. Qualcosa di piu' coraggioso.
"Perche' sei la cosa piu' bella che esista. E voglio vederti come ti vede qualcuno che ti scopre per la prima volta."
Ci ho pensato per tre settimane.
Non di notte - di notte il pensiero era troppo carico, troppo caldo, finiva sempre nello stesso posto e non riuscivo a ragionarci su. Ci ho pensato di giorno, lavando i piatti, guidando, aspettando un autobus. Ho pensato a chi sono, a quello che voglio, a quanto mi fido di lui.
Mi fido di lui completamente. E' l'unico uomo di cui mi sia mai fidata completamente.
Forse e' per questo che alla fine ho detto si'.
Si chiama Riccardo. E' un amico di Marco, lavora con lui da anni. L'ho incontrato a cena tre volte - una persona normale, tranquilla, con le mani grandi e un modo di ascoltare che mi aveva sempre colpita.
Marco gliene aveva parlato. Anche lui aveva detto si'.
La sera che e' venuto a casa nostra ho apparecchiato la tavola come se fosse una cena qualunque. Ho cucinato. Abbiamo bevuto vino. Abbiamo parlato di tutto tranne che di quello.
E poi a un certo punto Marco ha posato il bicchiere, mi ha guardata, e io ho capito che era il momento.
Non vi dico tutto.
Vi dico che Marco era seduto in un angolo della stanza, immobile, e non ha mai smesso di guardarmi. Vi dico che i suoi occhi erano la cosa a cui continuavo a tornare, anche quando non avrei dovuto pensare a niente.
Vi dico che a un certo punto ho incrociato il suo sguardo e ho capito - con una chiarezza assoluta, fisica - che stava succedendo la cosa piu' intima che avessi mai condiviso con lui.
Non nonostante Riccardo fosse li'.
Grazie a Riccardo.
Dopo, quando siamo rimasti soli, Marco mi ha tenuta stretta per un tempo lunghissimo senza dire niente.
Poi ha detto: "Sei bellissima."
Non come un complimento. Come una constatazione. Come qualcuno che ha visto qualcosa di importante e ne porta il peso.
L'ho abbracciato forte e ho pensato: questo e' un matrimonio strano. Poi ho pensato: questo e' il mio matrimonio. Poi ho smesso di pensare.
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