nel mio cassetto
Nel mio cassetto c'è un piccolo ovetto rosa brillante. Non l'ho comprato io. L'ha ordinato Marco per me. La regola è semplice: quando usciamo a cena con i suoi colleghi, io devo indossarlo, e lui ha l'app sul suo telefono. Mentre mi sorride da oltre il tavolo, mi fa vibrare, e io devo mantenere un'espressione perfetta.
A volte il controllo non riguarda quello che succede fuori, ma quello che ti riempie dentro. Questo è il Max, un concentrato di tecnologia nera che non ammette discussioni. Marco me lo ha fatto provare una sera, dicendomi solo: 'Mettiti sul letto e chiudi gli occhi. Decido io il ritmo e l'intensità.' Non sapevo mai quando sarebbe arrivata la vibrazione successiva, né quanto sarebbe stata violenta. L'attesa era una tortura. Il rilascio, un crollo totale.
C'è uno strumento che ha cambiato completamente le regole del gioco quando coinvolgiamo un estraneo. È un semplice anello vibrante, il Nora. La regola di Gino è che devo indossarlo prima che lui arrivi. L'app ce l'ha lui. Mentre mi parla con finta gentilezza, gioca col cursore sul telefono. E io devo fingere che non stia succedendo niente, finché le gambe non mi cedono. L'umiliazione di dover obbedire a una macchina comandata da un uomo che a malapena conosco è un fuoco insopportabile.


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