Ciao a tutti. Sono Marta, scrivo racconti erotici. Questi sono diari di donne scritte in prima persona: storie intime che esplorano il desiderio dentro relazioni vere.

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lunedì 13 aprile 2026

Il marito guarda


 

 






 


Marco lo sa.

Lo sa da quando siamo sposati - forse da prima, forse dal primo giorno che mi ha vista e ha capito che non sarei stata una donna facile da contenere. Non nel senso della fedeltà. Nel senso del desiderio. Il mio desiderio è sempre stato più grande di qualsiasi stanza.

Lui non ha cercato di ridurlo. Ha scelto di guardarlo.


Stanotte c'è Andrea sul letto con me. Un uomo che conosco da tre anni, che abbiamo scelto insieme - prima con gli occhi, poi con le parole, poi con quella conversazione strana e intima che le coppie come noi fanno sul divano di casa con un bicchiere di vino in mano, come se stessero pianificando una vacanza.

Marco è sulla sedia nell'angolo. Non parla. Non si muove. Guarda.


Andrea non è Marco - ha mani diverse, un peso diverso, un modo diverso di muoversi. All'inizio mi sembrava strano - il confronto involontario, il corpo che registra differenze. Adesso no. Adesso so che la differenza è parte del piacere. Non è tradimento - è espansione.

Quando sono vicina al punto - quella soglia dove non si pensa più, solo si sente - giro la testa verso Marco.

Lo trovo sempre lì. Immobile, gli occhi su di me, con un'espressione che ho imparato a riconoscere negli anni. Non è gelosia. Non è distacco. È qualcosa che assomiglia all'adorazione - il tipo di adorazione che si porta a qualcosa di sacro e incomprensibile.

Mi vede.

Non il corpo - me. Tutto di me, anche la parte che in quel momento è con un altro uomo nel nostro letto.

E in quel momento lì, con Marco che guarda e Andrea che non smette, arrivo con una forza che non riesco a spiegare con nessun'altra parola che non sia: amore.


Dopo, Andrea se ne va. Lo salutiamo insieme alla porta come si saluta un amico dopo cena.

Marco mi prende per mano mentre torniamo in camera.

"Stavi bene," dice. Non è una domanda.

"Stavo benissimo," rispondo.

Mi abbraccia forte, la sua bocca sui miei capelli, e per un lungo momento non diciamo niente.

Poi lui sorride contro la mia testa - lo sento più che vederlo.

"Anch'io," dice.


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👉 Chiedimelo tra nove mesi

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