Sto facendo questo per lui
Il motore ruggisce sempre più vicino e tu non riesci a smettere di pensare a quanto sei ridicola - in reggiseno di pizzo in un parcheggio deserto alle undici di sera, i tacchi che affondano nell'asfalto screpolato. Eppure le dita di tuo marito ti stringono la vita con una proprietà che conosci da dieci anni, e quella familiarità è l'unica cosa che ti tiene in piedi.
"Eccolo," sussurra lui, la voce che non gli avevi mai sentito prima - roca, quasi indifesa.
È per lui, pensi. Sto facendo questo per lui. Poi le portiere si aprono con un cigolio metallico e due ombre massive scendono dal camion, e smetti di pensare del tutto.
Uno ti afferra per i capelli prima ancora che tu abbia il tempo di prepararti. La testa che va indietro, il collo esposto, e la bocca dell'altro che ti trova lì - calda, umida, senza chiedere permesso. Tuo marito ti slaccia il reggiseno e le tue tette sussultano nell'aria notturna con una libertà che ti spaventa e ti eccita in egual misura. Guarda, vorresti dirgli. Guardami bene.
"Vuoi farci vedere come prendi il cazzo, troia?"
La parola ti atterra nello stomaco come un pugno. Poi, stranamente, si dissolve. Non sei offesa - sei curiosa di scoprire se è vero.
La ghiaia ti scricchiola sotto le ginocchia quando ti spingono in basso. Il cazzo caldo ti sfiora le labbra e tu lo prendi - non perché te lo abbiano ordinato, ma perché in quel momento è esattamente quello che vuoi fare. Il sapore salato ti riempie la bocca, le mani dell'altro ti trovano da dietro, un dito freddo di lubrificante che ti entra secco e ti strappa un gemito soffocato intorno alla carne che hai in gola.
Tuo marito sta filmando. Lo sai senza guardare - lo senti nel modo in cui non interviene, nel suo silenzio pieno di fiato trattenuto. Ti chiedi cosa vedrà rivedendolo domani. Se riconoscerà ancora sua moglie in quella donna inginocchiata sull'asfalto. Spero di no, pensi con improvvisa chiarezza. Spero che veda qualcun'altra. Qualcuna che vuole conoscere anch'io.
Quando il secondo ti penetra in un colpo solo il tuo corpo si tende tra il dolore e qualcosa che non ha ancora un nome. I loro movimenti diventano frenetici, i ritmi che non coincidono mai del tutto e proprio per questo ti tengono sempre sull'orlo, mai abbastanza da cadere. La bava ti cola dal mento. Stai urlando e non te ne accorgi.
Da qualche parte, nel rombo di un altro camion in arrivo, tuo marito emette un suono che non ha mai fatto prima.
Eccolo, pensi. Eccolo finalmente.
Marta Ferro




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