Ciao a tutti. Sono Marta, scrivo racconti erotici. Questi sono diari di donne scritte in prima persona: storie intime che esplorano il desiderio dentro relazioni vere.

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sabato 11 aprile 2026

Quarantuno


 




Racconto erotico - rinascita dei sensi


Compio quarantuno anni in un hotel sul mare che ho scelto da sola, di proposito, senza dire a nessuno dove andavo.

Non è una crisi. È il contrario. È che a quarantuno anni ho finalmente imparato a regalarmi le cose che voglio senza aspettare che qualcuno le indovini.

Marco ha trentatré anni - lo scopro dopo, quando ormai non cambia niente. Ha gli occhi chiari e le spalle larghe e un modo di guardarmi che non ho più visto da tanto tempo. Non il tipo di sguardo che ti cataloga. Quello che ti vede.

Lo incontro al bar della piscina il secondo giorno. Sta leggendo qualcosa, alza gli occhi, e non li abbassa subito.


"Sei qui da sola?" mi chiede.

"Sì."

"Bello."

Non aggiunge niente. Non spiega. Apprezzo questo.


Quella sera andiamo a cena insieme. Parliamo di poco e di niente e di alcune cose importanti. Beviamo vino bianco freddo e il mare fa il suo rumore di fondo e io penso: questo è uno di quei momenti che si ricordano.

Non vado a letto con lui quella sera. Lo faccio aspettare un giorno intero, non per gioco ma perché voglio assaporare anche quella parte - il desiderio prima di tutto, la tensione che cresce, la consapevolezza di scegliere.


Quando finalmente chiudo la porta della mia camera alle mie spalle con lui dentro, ho i battiti alti come a vent'anni. Ma sono più calma di quanto fossi a vent'anni. Più presente.

Lo faccio sedere sul bordo del letto e resto in piedi davanti a lui. Mi sfilo il vestito lentamente, senza fretta, mentre lui guarda con quella stessa attenzione silenziosa che mi aveva colpita al bar. Come se non volesse perdersi niente.

"Quanto sei bella," dice piano.

Non rispondo. Mi avvicino.

Quello che succede dopo non è il sesso urgente e disordinato dei vent'anni. È qualcosa di più lento, più intenzionale - lui che impara dove mi piace essere toccata, io che glielo mostro senza vergogna. La sua bocca scende lungo il collo, il petto, lo stomaco, e io chiudo gli occhi e penso che questo - questo preciso momento - è il regalo di compleanno migliore che mi potessi fare.

Mi faccio venire due volte prima di lasciarlo entrare. Non perché voglia dimostrare niente. Perché posso, e perché voglio.


Rimane tre giorni. L'ultimo mattino beviamo caffè sul balcone senza dirci niente di inutile.

"Buon compleanno," mi dice quando se ne va.

Sorrido. Quarantuno anni. Il corpo che ho adesso, la testa che ho adesso, la libertà che ho adesso.

Non tornerei indietro per niente al mondo.

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