Ciao a tutti. Sono Marta, scrivo racconti erotici. Questi sono diari di donne scritte in prima persona: storie intime che esplorano il desiderio dentro relazioni vere.

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venerdì 10 aprile 2026

La notte di Fiorella


 

 

 


 

 


Sono le undici di sera e sono sposata da otto ore.

Lo dico sottovoce mentre l'acqua calda mi scende sulla schiena — sono sposata — come per sentire come suona. Suona bene. Suona strano. Suona come qualcosa che cambierà tutto e niente allo stesso tempo.

Sono esausta. Sorrisi, baci, abbracci, parenti, champagne, il vestito che stringeva, i tacchi che ho tolto alle nove. Luigi mi ha guardata per tutta la sera con quella luce negli occhi che mi fa ancora sciogliere dopo quattro anni. Tra poco sarà qui. Tra poco saremo soli davvero per la prima volta da stamattina.

Ho sospeso la pillola un mese fa. Lo sappiamo entrambi cosa significa — lo abbiamo deciso insieme, a voce bassa sul divano una sera di gennaio, con quella serietà dolce di due persone che hanno deciso di costruire qualcosa.

Forse stanotte. Forse già stanotte.

Chiudo gli occhi sotto l'acqua e sorrido da sola.


Sento la porta della camera aprirsi mentre sono ancora sotto la doccia.

"Luigi?" chiamo.

"Sì." La sua voce. Poi qualcosa — un bisbiglio, un suono diverso. Due voci.

Chiudo l'acqua. Prendo l'accappatoio. Apro la porta del bagno.

Luigi è in piedi in mezzo alla camera con un sorriso che conosco — quel sorriso leggermente obliquo che ha quando sa di aver fatto qualcosa di inaspettato.

Accanto a lui c'è Filippo.

Filippo che è stato il testimone oggi. Filippo che mi ha abbracciata all'altare con quella stretta che durava un secondo di troppo. Filippo che prima di Luigi era mio — per due anni, in un'altra vita.

"Luigi." La voce mi esce piatta.

"Fiorella." Il sorriso non cede. "Una sorpresa."

Guardo Filippo. Lui non sorride — mi guarda soltanto, con quegli occhi scuri che non hanno mai imparato a nascondere niente. C'è qualcosa in quello sguardo che riconosco — che avevo dimenticato di riconoscere.

"Potete spiegarmi?" dico.

"Ius primae noctis," dice Luigi semplicemente. "È un suo diritto. L'abbiamo deciso stamattina."

Dovrei arrabbiarmi. Dovrei mandare Filippo fuori, chiudere la porta, fare la scenata che la situazione meriterebbe.

Invece sto ferma.

Invece sento qualcosa muoversi sotto la stanchezza — qualcosa di caldo e antico che non ha il buon senso di restare al suo posto.


Non ho detto sì ad alta voce.

Ho lasciato cadere l'accappatoio.

Filippo si è mosso verso di me lentamente — come se avesse tutto il tempo, come se non fosse la camera di nozze di sua moglie e del suo migliore amico. Mi ha preso il viso tra le mani e mi ha baciata con quella bocca che avevo dimenticato e invece evidentemente non avevo dimenticato per niente.

Luigi era seduto sulla poltrona in fondo alla stanza. Non interveniva. Guardava.

Filippo mi conosceva — questo era il punto, il dettaglio che cambiava tutto. Mi conosceva nel modo in cui si conosce qualcuno dopo due anni — sapeva dove toccare, cosa aspettarsi, come leggere il mio respiro. Con lui non c'erano cose da imparare. C'era solo memoria.

Mi ha portata sul letto con calma. Ha preso il tempo che voleva — le mani, la bocca, ogni posto che ricordava — finché non ero abbastanza persa da non pensare più a niente che non fosse lui.

Quando è entrato in me l'ho sentito completamente — senza niente in mezzo, pelle contro pelle — e ho chiuso gli occhi pensando a quel mese senza pillola, a gennaio sul divano, a quello che avevamo deciso.

Si è mosso lentamente prima, poi sempre meno lentamente, e io l'ho lasciato andare con una resa che non mi aspettavo da me stessa. Alla fine mi ha tenuta stretta, in silenzio, e ho sentito quel calore diffondersi dentro di me come una domanda senza risposta.


Poi è stata la volta di Luigi.

Si è avvicinato al letto senza dire niente — Filippo si era già spostato. Mio marito. Le otto ore di matrimonio, il sorriso all'altare, i quattro anni sul divano.

Era diverso — più familiare, più mio, più certo. Ma c'era qualcosa di nuovo anche in lui stanotte — una fame diversa, come se guardare avesse acceso qualcosa che normalmente dormiva.

Quando è finita eravamo distesi nel buio tutti e tre in un silenzio che nessuno sapeva come rompere.

"Dovreste dormire," ha detto Filippo alla fine.

Ha preso la giacca ed è uscito piano.

Luigi mi ha presa tra le braccia. Ho appoggiato la testa sul suo petto e ascoltato il suo cuore rallentare.

"Sei arrabbiata?" ha chiesto sottovoce.

Ci ho pensato un momento.

"Chiedimelo tra nove mesi," ho risposto.

Nel buio l'ho sentito sorridere contro i miei capelli.


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