Ciao a tutti. Sono Marta, scrivo racconti erotici. Questi sono diari di donne scritte in prima persona: storie intime che esplorano il desiderio dentro relazioni vere.

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martedì 21 aprile 2026

La resa


 


Claudia chiuse gli occhi mentre le dita di Enrico le sfioravano la pelle. Un tocco che conosceva a memoria - la pressione esatta, la velocità deliberata. Conosceva anche ciò che significava: non era tenerezza, era geografia. Stava mappando il territorio prima di reclamarlo.

"Sei mia," le sussurrò contro la nuca.

Non era una dichiarazione d'amore. Era un inventario.

Claudia lo sapeva. Lo sapeva mentre le sue labbra le trovavano il collo, mordendo abbastanza forte da lasciare segni che sarebbero durati giorni - una firma che lui aveva sempre avuto il vizio di apporre. Lo sapeva mentre la faceva voltare con una mano sola, sbattendola contro il muro, e le strappava via la sottoveste con quella praticità quasi professionale. Lo sapeva, e il suo corpo non gliene fregava niente.

"Guarda come ti tremano le gambe."

Claudia guardò. Era vero.

Le dita di Enrico la trovarono con la precisione di chi ha fatto quella strada mille volte - veloci, senza cerimonie, senza la finzione della dolcezza. Era umiliante, questa risposta automatica, questa resa immediata che prescindeva completamente da ciò che lei pensava di lui. La carne non ragiona. La carne ricorda.

Con l'altra mano le afferrò un seno, stringendo il capezzolo tra le dita fino a farle perdere il respiro. "Ti piace, vero?" Il sorriso nella sua voce era peggio delle parole. "Sai che non puoi resistermi."

La sollevò, la depose sul letto - no, la sbatté sul letto, quella era la parola giusta - e le aprì le gambe con un colpo secco. Aveva ancora i pantaloni addosso. Anche questo faceva parte del gioco: lei nuda, lui vestito. Lui che decideva i tempi.

Entrò senza preavviso, un colpo solo, e Claudia si contorse per il dolore - un dolore che già stava diventando altro. Enrico iniziò a muoversi con un ritmo che non lasciava spazio a nulla, né al pensiero né al respiro, affondando ogni volta con quella ferocia calcolata. Le unghie le solcarono i fianchi.

"Sei solo una troia che vuole essere scopata così." Le parole le cadevano addosso come pietre. "Non mentirmi."

Claudia non rispose. Pianse, invece - lacrime silenziose che si mescolavano ai gemiti, e odiava entrambe le cose con la stessa intensità. Odiava lui. Odiava se stessa. Odiava la matematica infallibile di quel corpo che cedeva mentre la mente resisteva.

Quando sentì che stava per arrivare, Enrico rallentò. Sadico e preciso come un orologio.

"No, non ancora. Devi soffrire un po' di più."

E lei soffrì. E quando finalmente la lasciò andare, l'orgasmo la travolse con una violenza che le strappò un urlo, mentre lui la teneva stretta ridendo contro la sua pelle - quella risata bassa, soddisfatta, che era la cosa che odiava di più e che continuava a sentirsi nelle ossa anche ore dopo.

"Vedi?" disse Enrico. "Hai solo bisogno di qualcuno che sappia come trattarti."

Claudia rimase immobile, il respiro che tornava lentamente, il corpo ancora percorso da scosse. Stava aspettando che passasse. La vergogna, il piacere, la differenza tra i due - aspettava che smettessero di sembrare la stessa cosa.

In quel momento sapeva che aveva ragione.

E questa era la parte che non riusciva a perdonarsi.

 

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