Ciao a tutti. Sono Marta, scrivo racconti erotici. Questi sono diari di donne scritte in prima persona: storie intime che esplorano il desiderio dentro relazioni vere.

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mercoledì 8 aprile 2026

È venerdì sera e sono a casa da sola.



 

Venerdì sera

È venerdì sera e sono a casa da sola.

Non è una novità, ultimamente. Ho scoperto che il venerdì sera da sola non è necessariamente una tragedia — può diventare qualcos'altro, se ti lasci andare.

Ho aperto una bottiglia di rosso, ho messo qualcosa su Netflix che non ho guardato quasi per niente, e mi sono seduta sul divano con le gambe piegate sotto di me.

Pensavo a Luca.

Luca è il mio collega del piano di sopra. Due anni nello stesso ufficio, non ci siamo mai toccati più di una stretta di mano. Eppure c'è qualcosa che galleggia nell'aria ogni volta che siamo vicini. Una corrente. Una domanda senza risposta.

Ieri al distributore del caffè mi ha guardato un secondo di troppo. Solo un secondo. Poi ha preso il suo caffè e se n'è andato.

Quel secondo me lo sono portata a casa.

Seduta sul divano, con il vino e la luce bassa, ho cominciato a immaginare.

Cosa succederebbe se un venerdì sera Luca bussasse alla mia porta? Se dicesse semplicemente: "Ti ho pensata tutta la settimana." Se io aprissi senza parlare e mi facessi da parte per farlo entrare?

Ho chiuso gli occhi.

Nella mia testa lui entra e non parla. Mi prende il viso tra le mani e mi bacia con quella concentrazione silenziosa che immagino abbia — ho passato due anni a osservarlo, so come è fatto quando vuole qualcosa davvero.

Le mie mani hanno cominciato a muoversi da sole.

Ho immaginato le sue — più grandi, più certe — sulle mie spalle, poi lungo i fianchi, poi sotto la maglia. La sua voce nell'orecchio, bassa, mentre mi chiedeva cosa volevo.

Tutto. Ti voglio tutto.

Mi sono abbandonata all'immagine completamente — il suo peso su di me, il suo respiro, la sua bocca che trovava ogni posto giusto senza che nessuno glielo avesse mai detto.

Quando sono arrivata al punto di non ritorno ho morso il cuscino — abitudine stupida, ero sola — e poi sono rimasta ferma a riprendere fiato nel silenzio del venerdì sera.

Il vino era ancora lì. Netflix mandava avanti qualcosa.

Lunedì mattina Luca era al distributore del caffè. Mi ha sorriso.

Non sa niente.

O forse sì — certe cose si sentono, anche senza parole.


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